Cosa significa essere musulmano: il significato della parola, le credenze fondamentali, i cinque pilastri dell'Islam e come si vive la fede nella quotidianità in Italia.
Cosa significa la parola «musulmano»
La parola «musulmano» deriva dalla radice araba s-l-m, la stessa della parola «Islam». Il significato letterale è «colui che si affida», cioè una persona che consegna la propria volontà a Dio con sincerità. Da questa stessa radice deriva anche «salam», pace: l'idea di fondo è che la pace interiore nasca proprio dall'affidamento al Creatore.
Essere musulmano quindi non indica un'etnia, una nazionalità o una cultura specifica: indica una scelta di fede. Un musulmano può essere italiano, marocchino, senegalese, albanese o di qualsiasi altra origine. Ciò che definisce il musulmano è la testimonianza di fede, non il passaporto.
Si scrive musulmano o mussulmano?
Entrambe le forme sono corrette in italiano. «Mussulmano», con la doppia «s», è la forma tradizionale, entrata nella lingua attraverso il turco e il persiano. «Musulmano», con una sola «s», è la forma più recente, più vicina alla pronuncia araba originale, ed è quella preferita oggi nei testi giornalistici e accademici.
Lo stesso vale per il plurale: «musulmani» e «mussulmani» sono entrambi ammessi. In questo sito usiamo la forma «musulmano», ormai la più diffusa nell'italiano contemporaneo.
In cosa crede un musulmano
Il cuore della fede islamica è il tawhid: la convinzione che Dio sia unico, senza soci, senza figli e senza immagini, Creatore e Sostenitore di tutto ciò che esiste. I musulmani chiamano Dio «Allah», che è semplicemente la parola araba per «Dio»: la usano anche i cristiani e gli ebrei di lingua araba.
Un musulmano crede inoltre negli angeli, nei libri rivelati (tra cui la Torah, i Vangeli e il Corano), in tutti i profeti — da Adamo a Noè, da Abramo a Mosè e Gesù, fino a Muhammad, considerato l'ultimo profeta — nel Giorno del Giudizio e nel destino. Il Corano è per i musulmani la parola di Dio rivelata a Muhammad nell'arco di circa ventitré anni.
Da queste credenze discende un'etica concreta: onestà nel lavoro, rispetto dei genitori, cura dei vicini, generosità verso chi è in difficoltà e giustizia anche quando è scomoda.
I cinque pilastri dell'Islam
La pratica islamica si riassume tradizionalmente in cinque pilastri. Il primo è la shahada, la testimonianza che non c'è divinità all'infuori di Dio e che Muhammad è il Suo messaggero: pronunciarla con convinzione è ciò che rende una persona musulmana.
Il secondo pilastro è la preghiera (salat), cinque volte al giorno: all'alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al tramonto e nella notte. Gli orari variano con il sole, quindi cambiano ogni giorno e da città a città. Il terzo è la zakat, l'elemosina purificatrice: chi possiede beni oltre una certa soglia dona ogni anno una quota a favore dei poveri.
Il quarto pilastro è il digiuno del mese di Ramadan, dall'alba al tramonto, come scuola di autocontrollo e di vicinanza a chi soffre la fame. Il quinto è il pellegrinaggio alla Mecca (hajj), obbligatorio una volta nella vita per chi ne ha la salute e i mezzi. Chi non può compiere il hajj può compiere in ogni periodo dell'anno la umrah, il pellegrinaggio minore.
Come si diventa musulmani
Per diventare musulmani non servono battesimi, documenti o cerimonie obbligatorie: è sufficiente pronunciare con convinzione la testimonianza di fede, la shahada. Molti scelgono di farlo davanti a testimoni in moschea, ma dal punto di vista religioso è valida anche pronunciata da soli.
Chi si avvicina all'Islam da adulto viene spesso chiamato «nuovo musulmano» o «convertito». La comunità è chiamata ad accoglierlo con pazienza: l'apprendimento della preghiera e delle pratiche avviene gradualmente, senza fretta e senza giudizio.
I musulmani in Italia
In Italia vivono oltre due milioni di musulmani, con storie molto diverse: cittadini italiani di nascita o di adozione, persone nate all'estero, studenti, lavoratori, professionisti e famiglie. Il gruppo più numeroso è di origine marocchina, seguito da quello albanese e da molte altre comunità.
Essere musulmano in Italia non implica avere una cittadinanza straniera: un numero crescente di musulmani è italiano a tutti gli effetti, nato e cresciuto nel paese. La fede è ciò che unisce queste persone, mentre lingue, cucine e tradizioni restano plurali.
Domande frequenti
Come si chiama la guida religiosa musulmana? Si chiama imam: è colui che guida la preghiera nella moschea e spesso si occupa anche dell'insegnamento e del sostegno della comunità. Non è un «prete» nel senso cristiano: nell'Islam non esiste un clero ordinato.
Come si chiama il velo indossato da alcune donne musulmane? Il termine più comune è hijab, che indica il foulard che copre i capelli. Esistono anche altri indumenti, come il niqab, con significati e usi diversi a seconda delle culture.
A che ora pregano i musulmani? Le cinque preghiere seguono il sole: alba, mezzogiorno, pomeriggio, tramonto e notte. Per questo gli orari cambiano ogni giorno: a Milano, ad esempio, si possono consultare gli orari aggiornati nella nostra pagina dedicata.
Fonti principali
- Il Corano, traduzione italiana curata da Hamza Roberto Piccardo (Edizioni Al Hikma).
- I quaranta hadith di Imam an-Nawawi, raccolta di detti autentici del Profeta Muhammad.
- ISMU Fondazione, rapporti sulla presenza musulmana in Italia.
- Enciclopedia Treccani, voci «Islam», «musulmano» e «mussulmano».